G^CordtUa
IL FR£M£TIC0 "PER AMORE
4
■IL FRENETICÒ
P E R A M O R E
; MELO-DRAMMA
V DA EAPPSESENTARSI
^^;^L TEATRO NUOVO
\ S O P RATOLEBO
Ndl' mitimno del corrente anno
1824.
M» OCERA MUOVA.
NAPOLI,
OGBAFIA
i
1824;'
PALh A TIPOGRAFIA ShhVTMl
MOStC lISRARV
«NC-CHAPa HHi
9
3
La musica è del S%. J), Giacomo
Cordella maestro di CajjpeiJa
Napolitano.
i^rchitetto , e .dipintore delle Scene
Sig-. P. Francesco Rossi , '
Primo Violino ,
Sì^. £>. Gaetano Coccia .
^lacchinista 5
Sig: Ciomnni SaccheUo .
>artore ,
^ig' 4^iuseppe Ferrare ,
4
ATTORI.
ELEONORA,
Signora Canonici .
BIARCELLINA,
Signora Ckeccherini ,
VALERIO ,
Sig. Zilioli ,
GEREMIA ,
Sif. Casacci a .
BARTOLOMMEO ,
Sig. Orlanàini .
YESPINA ,
Signora Grassi .
COCOZZIELLO ,
Sig. Casaccid Jìglio
YINCISLAO ,
Sig. Papi.
UN CONTADINO ,
Sig. Giaccio.
^OTO di Conladini,
di Marinari .
l^amne à in m eilhgsio della Francia
A.TTO PRIMC
S C E N A P R I M A .
Campagna , cìnta da mónti alpestri .
Casa lusUca di Bartolomeo
da un lato .
Contadini intenti a mrj vilhretci lamri
indi dalla casa MavcclUna con paniere,
infine Bartolommeo .
Coro di contadini .
•Lavoriamo alteiitanicnte ,
Ben Io merita il padrone :
^he ael vino , e iuon boccone
.r. ri. * maucherà,
ir. Che piacer , che Lei diletto
^ 11 giovare agi' infelici l
ijjal contento il cor nel petto
1 orti moti ognor mi dd !
*i e del pane, vi i del pollo:
P atlo ; alcun non mi trattiene •
r Dorxne m,e , fate del Lene
Alla oppressa umanità .
r. -t" erma un poco Marcellina!
Cosa porti in quel paniere?
1 resto ani , lascia vedere -
( Me tapma! - poverina! ^
• Che rispondo ? che dirò ? )
- oei tu muta-divenuta ?
^ ^ Par-
6
Parla, dico, o in furia andrò!
Coro ( Essa è mutà-dÌA^ enula ,
E rispondere .non può . )
Mar. Spòso mio , non vr adirate :
Gompàtite , perdonate :
Far del Bene a questo monda
Dite ognor clie sia dovere ^
Io v' intesi con piacere y
E voi stesso imiterò ,
Bar. 1^ parlai per gF infelici ,
È negartelo non oso
Ma quei matta furioso ,
Clie molesta ogni pastore ^
Di guardare con orrore
Sempre a te soggiungerò o
Mar. Dunque debbo?
^^^j,^ AbLandbnarlo
Alari Noìi ho cot'e . . . oh Dio 1 dr farlo
Bar. Là farai r cosi vogl' io ,
O gran mal te ne avverrà .
Man ( Ak ! doV e di questa mio
Più crudele r ^ tristo stato ?
Infelice ì disgraziato l
No , per té non vr è pietà! )
Bar. C Io nii sento intenerito y
Che gran forza fa il mio core l
Fra la sdegna , e frà T amore
Combattuta in sen mi sta ! )
Coror ( Sta perplesso , e irresoluta ,
Cbeto , e muto in un cantone :
Se non opera il bastone,
Sempre peggio essa farà . )
Bar Ti^ sei,. Marceffina , un olW con
T>a-na : laboriosa , eeónomica nelle fai^cene
ir «5 do-'
iòmesticlie \ trfa non hài sapulo finora su-
perare il maledetto yiaio , che ti predo-
mina dà ràgazza »
Mar. E quale ?^
•Bar. Quello della caparbietà»
Mar. K forse hiàsimevole la premura di
correte infelici ?
Èar. Ma come sai, ohe sia tale quell'uomo
I frenetico ^ che da qualche tempo è , quasi
Belva , sbucato dalle vicine boscàglie i per
turbare la nostra pace?
Mar. Egli è privo di senno , é ìiastà ciò
per renderla degn3 delF altrui commisera-
zione .
^ar. Uà non si è saputo chi egli sia? da
qua! luogo sia qui giunto ?
Mar. E chi volete che glie lo domandi ? Ì6
colgo il momento della sua assenza , per*
lasciarli sotto un cespuglio il giornaliero
ristoro. Ma voi piò non volete, ed io vi
ubbidirò ciecamente; cosi noii direte, che
io sia caparbiat .
Jar. Via ìper quest' oggi non te lo vieto ^
flar. E ddriianì ?
far. Né parlei-emo . ( Già son fatto éosì :
comincio con negare , e finisco con con-
cedere . )
far. ( Ostenta severità mentre ha il core
benefidd , )
ìan Vespina !
S G E N A IL
Fespina , e detti .
Ves. Che volete , padrone ?
Bar. E' torcalo Geremia? ^
Fes. Non ancora -, ed è partito suil aib* .
Bar. Quanlo è poltrone !
Ingoja come un lupo, ed e poi tsxm
tardo air adempimento de suoi doveri .
Mar. Non io calunniate: vedetelo l ega ar-
riva.
Fes. E semBra sbigottito 1
i^fer. Anzi tremante I t,
£^sr.; Geremia , avanza il passo ... che ti e-
accaduto !
Mar Pere liò cosi smarrito ?
S G E N A in*
Geremia ^ e detti .
Cer^ Benemio ! che paura l
N; aggie^ scìdto ! songo Juto 1
Chi me mpresta no lavato ,
Ca so muorto nzanetà !
Ali! è isso! ajemmè! lo pazzo!-
Lo vi Uà . . . me sta vicino l • ^
No peretto mo de vino
Chi me dace ncaretà?
Mar. Fcs. Bar. Coro.
Presto parla alla buon ora ,
Narra il fatto come va .
Gcr Si lo sciato tengo ancora ,
Tutto a buje ve conto cca .
Mea-
Mente io jeva ^ isso veiieva , , . ^
Panza , e panza ce smestimmo * • .
Isso tiseco se steva ,
A ghi uterra io fuje lo prìmmo...
Pe no vraccio isso m'afferra,
Llà vedisle pò la guerra..
Tira chillo , tiro io ,
Va nfocannose la lotta...
Isso ncoppa , io vaco sotta...
Tanno, frate, addeventaje
No cavallo , cbe galoppa :
Torno sotta , isso va ncoppa :
Isso s' auza, io nterra resto...
E pè dirla ncrusione
Veramente comm' è stata ,
Io na Lona mazziata
Atbuscajé da chillo llà.
Mar. Fes. Bar. Coro.
Sei un' uomo di gran petto !
_ Un gradasso in verità !
Ger. A tremmare ce scommetto
Che cchiù meglio non ce stà.
Mar. Sei grosso quanto un tue , e timido
come una lepre ?
^'solo'^^''^'' spavento per cW ? per un'uomo
Ger Chillo Ila non è ommo , ma è no far-
fanello , che n è stato cacciato da Plutone
come a ncorreggibele , e mo pè farse me-
nto se n e sagliuto ccà ncoppa, pe ce ne
strasc.nà co isso in quelle ombrose cata^
pecchie •
res. Eppure jerl l'altro io era a lavorare in
campagua 5 passò il matto , mi guardò at-
^ 5 tenia-
Untamenìe^ poi sorrise ^ e parti fatendom#^
im cortese salutov
€£f\ Glìesto \ o dicere, ca cuorveK co cuorve^
non se cacciano F nocchie
F^es\ Geme a dire ?:
GeVe. Chillo sapeva , cat le femmené so gra-
nare e se mettette paura d'ave cjuacche^
Mar.. Da una ragazza ?"
Gero^ Eh ! ca le ragazze teneno F ogne ccliiu
appontute dè le becchie o.
Ba?\ OH che Lajate l
Ger* Qua abbajata ! chillo^ è no cane , che'
te dà acnollo> e mozzeca senz'ahbajào r
Bar. Sona ormai annojato delie tue ciance !
Ger. Ccà> non- c' è né Francia ^ uè Bene-
zia , Facimmo li ountd^, Si^ me aje da
dà , ma lo ddaje si aje dà ave te ne fac-
cio na caaihiale ncopp' ai miei territòrj pas-
sivi , ca ma proprio voglio fa mai co sfila „
Io tei?go mala caiMiaiura-, e po co li pazze
non ce aggio confedenz a j Aggio camme-
^ nata la lecca ^ e la mecca , me so scampa- •
to da pericole de truone , e mo non horria
morì de morie pazziatoria
3Iur. Imheeille l
Fes, Pusiìl anime 1
£ar. Tu devi servirmi fino a che io possa»
provvedermi di altro LifolcO o
Ger. E io che so hifurco? mmaloi\i ! so nato -
galantommo-, e schitto lo mariuolb n' aggio
fatto- 9 pè campa onoratamente ^ ma pò gra-
zie a lo. Cielo, me so menalo mmiezo a tnt-^
t<5 iV^le lucrose.^ e schitto pò la puntnaìi-
tà mia aggio campato a fiore tra ìa neees-^
sìik ^ e la miseria .
Éaì\ Sono stanco , ti replico !
ùer. E tu assettate : vi che aje fatte le gam-
me , eie paréno duje varrile ! orsù va mol-
lanno ; ca io vado sotto altro cielo à ter-
minare là mia luminosa carriera •
Mar. Per questa volta devi esser compiacenlé
in grazia della tua padrona . Il periglio è
passato '<) e tu avrai prudenza per V avveni-
re di non incontrarti in quel frenetico .
Ger. Ahù ! cò chisti ciancie carriaste a ina-
ritetò a romperse lo cuoUó !
P^es. Quegli per esempio viene di là? è til^
volgi il camino pei- quà •
Ger. Qua là , e quà ? chillo mplso tene lo
straviste, e te ìb vidé nnanze quanno man-
ico te r aspiette ;
£ar. Orsù ritorna alla fattorìa , se non vuoi
eccitar la mia collera !
Gcr. Manname chin priesto à la trattoria ^ ma
pè chella strata , addò sta lo pazzo ^ io noù
ce torno cciiiù ,
Éar. A cLi dico!
Afar. Ci andèrà ^ ci anderà : vieni prima den-
tro a far merènda, per ristorarti dalla pau-
ra 5 e poi ..i
€en E pò viene tu pure àommico, ca sì tro-
vammo lo lupo , le presento alommanco pè
isaziarlò ste cinquanta rotola de nzogna
inpaiie i ( entra nella casa con Mar. )
Bar. Che imjpertinente !
Fes. Bisogna compatirlo. Egli non ha poi
tanto torto . ( entrano come sopra. )
A 6 SCB«
12
SCENA IV.
f
^Ma collina scende impetuosamente Valerio^
^ suoi occhi strai^olti , i passi incerti , ed
ineguali , le smanie , che V agitano > annun^
zianQ il forte delirio della sua mente.
al, X/ iivÌQ dì aLIsso l voi , che mi seguite,.
Tutte intorno vi Lraìiio . . ,
Ornai per me la vita è di tormento ...
E fiera serp^è ognor mi dà alimento!
Che più spero ?. . che cerco? a che mi: arresto?
M Cieio , il Cielo [stesso
Gia= mi annunzia il mio fìa!,.. Torror, clie
il covre ,
Il tuono , cìie luraLomia
Fan più grave il dolor, che al cor mi piomba'
Q alpestri rupi! o roveri,
Ove si eccljssa il Sole l
Un disperato , un misero
Viver tra voi q^uì yuo)e ...
\oì chiama o fiere Eiunenidt
Ministre ai suo furor!
Ma .,-oh Diò-! delle mie sminie
JS^on ha pietade il Cielo !
Fugge ragion - disperuesi , , .
Gli occhi mi oscura un velo 3,
Che densa notte apportami ,
E accresce il mio dolor!
Mori . , , né fia , che adooibriti
Di morte il rio sq^uallore , . .
' Pera cotó , che vittima
Fu di un crudele amore . , ,
Ah!:
3
Ali ! elle non so mù reggere !
Sento spezzarmi il qov I
^ . ( cade sojYìYz un sasso . )
Jve son IO ? fra gli esseri vìvbìfi , o ne cu-
pi aatri ìnr^nmìl ? U \ac'^ occhi miei
non splende e ie saa-u gna . . . mi d(>sta or--
rore tutto ciò, che mi circonda . ah! per-
chè non pasce il suo sguardo negli ango-
sciosi miei martiri la perfida , che u è P au-
trice ? paga sarebbe allora la sua barbarie..
Oh Dio!^ una mano pesante mi strino e il
core 5 e 1 respiro mi toglie !
( resta concentrato . >
^ S C & N A . V.
Geremia vien fuora dal casolare , e non
i^edendo Valerio , dice
Gero Xjo munno è cofetó ^
Non c'è chi resciata J
E chella la strata ,
Vedimmo de ire ,
1^0 pazzo a dormire
Mo jut0 sarrà ,
t Net partire è randsaio da Fui cU s4
rr r ^ ^ à SI Qi^V^euta . )
"^at. 1 1 arresta !
Ah ! 3X> niuorto !
_ Don pazzo ! pietà l
^«/, Bie Fhai tu sedotta ,
E cerchi pietà ?
5er. Uscia che ne votta^
^aL Per te se infedele
Fu Tempia . che amd ,^
1% .
^4
Tu m cambio morrai ^
Cif udel ! disumano ?
Cìit reso mi lia insano
Al pie mi cadrà .
^^ro Chi sape sle cose ;
Che c' entro a sti mpicce
Co belle notricce
Me r aggio tirato :
KTagnose , e toccato
passo cchiù liàe^
P^aL Morrai , ^
Ger. Ali ! so giriuto ?
FaL Cadrai . , ,
Ger» So perduto f
P^aL Mi serpe nel seno
Tremendo veleno . . .
Mi rende fmioso ,
Pm smanie mi dà !
Geì\ Ajemmè ! na eampana
Pè me sona à muorto i
É già nA terzana
Me sento spara !
Amico , fa parce ^
E lassarne sta !
FaL Se vìver 4i piacev
Trapassami il core ..o
Mi togli al dolore!..»
M'invola al penar L.^
Ger.- Vi che auto gòlid
De cane arràggiàto !
Amico gàrbato i
Nen f aggio che fat .
faU- Squarciare il mio petto
Tua mano dovrà ^
GeK Lo cWappo al cozzett^
Vuò farme prova ?
FaL Morrai ... son deciso ...o
Ger. Va chià l fosse areciso !
faL^ De' mali alla piena'
ABliòrro me stesso ..»
IVòii vi è chi mi svena
Chi morte mi dà?
Ger^- Ah I già lo decréto
S' è fatto ^9 s' è stiso!
Pè scagno d'acciso
Mo mpiso - so ccà !
^aL Mi hai tu sentito ?•
J<?r. Gnorsi .. ìo sango sè ne sta flijetìno dk'
le hene , ma le reccfaie pè disgrazia mia ce^
so restate ancora .
E non vuoi compiacermi?
"^er. De che mo ?
^ai. Di uccidermi .
rer. Io te servarria y ma mo sto fora esercii
ZIO : raccomatifiatè a no professore cchÌ3>
pratteco ( addò sta chillo mOzÉòne de
tescena de lo patrone f ce lò vorria abhar^
^ruca a issò chisto giiajo . )
Ed^a chi potrei volgermi per ottenere
tanto favore ?
•er» Non ce yo niente ... trova- no miedeco,
e Idi ca chilIo senza paura de passa guaio
na hohba te arricetta dinto a Knti»
(jualt ora .
aL Io ho risoluto •.. . si ,.ha risoluto di viag^
giare o ^
er- E faje Kuonò ; cagna aria , ca cHesta è-
troppo sottile , e te sceta l'affette isterice,-
Fal. Quau-^-
Fa/. Quante miglia cjueslo luogo é distaufé
dalla palude Siigia?
Ger\ Pè giù a la pacala de Io si-Remigio stor-^
zella pe Uà, po cammma deritto.. c tuor-
ee a iiiano maaca , ca suLeto si arrevato..
( me lo potesse accossi levare da tuorno, )
P'aL Accompagnami.*.
Ger, ( Uh pesta ! ) non te pozzo servi
tengo no callo a sto pede , che me fa cam.-
mena zuoppo ...
Fai. Ahi ab! stelle! vi ringrazio!
Oer. CV è stato? '
Fai. Sei tu,,, anima mia ? sei tu - luce degli
occhi miei ?
Ger. ( Mmalora sguercialo ! ha pigliato sf an-
ta cepoUa ! )
Fai. Ah ! finalménte le mie lagrime , i miei
sospiri hanno intenerito il tuo core
Ger. Arrassate , ca fa caudo !
Fai. 'No... non fuggirai più da queste brac-
cia , che ti faranno eterna catena .
Ger. Ah ! chesta ce vorria , pe te strascenà
tra li compagne tuoje .
F iL Riveggo alla fine quegli occhi ^ che mi
hanno accesa in petto un'ardente fornace.*,
quel delicato aspetto , che un di formava
la mia delizia ...
Ger. Vi che dellicalezza ! cossalute ! si stato
tu pure amico de lo fàudiante ?
Fai. Ma tu fuggi ?.. tu mi sei tiranna ancora
Ger. ( Mo se fa hinitto ! ah ca se so amma-«
turate le pera ! )
FaL Vieni con me , spietata ! vieni con me
da Venere , e da Mercurio . . .
Ger. lias-
Ger. Lassale sta , ca sii d«je cape de roba
so state sempe V arrolaa mia ...
P^al. Eatrambi sapranuo fulminare la tua per-
fidia • . .
Ger. ( Ah potesse armà no marcagiegno pè
fa sette cam'ne ! ) Senti, mia tenneruìuma ;
io jt* aggio addorato sempe,, e ti addoro %
come se fossi il padrone di casa.
F'al. Ah I dici il vero ?
Ger. Ma quinci allo scoperto mi àrrossesco
di squalificarti Tamar oso foco del mio misiu-
terio ; tozzolea a quella porta, e fatti pre-
stare la pacienza de lo pastore , clia sta Uà
dinto , ca volimmo farci de' cianci teuei'i
per una settimana...
Val. Me lo prometti ?
Ger, Da zitella di onore ...
f^aL Si ?.. ebbene attendimi.
( mentre va a bussare la porta del ca*
solare y Geremia fugge rapidamente»)
Ger, ( Ajutateme piede mieje ! )
S CENA VI.
Bartolomeo dal casolare , e Falena.
Ban Chi sei ? (ah ! il matto I )
Fai. Non mi ravvisi ? sono un' infelice ^ che
da te chiede ristoro ,
Bar. ( Quale incontro ! )
Fai. La bella, che a te presento ... ma do-
v'è mai ? sparve di nuovo dagli occhi miei !..
ah tiranna Eleonora !
Bar. ( Cosi forse si chiama colei , che cagio«.
na il suo delirio . )
FaL Invano dunque, o periida , io per te
sep«
IO
^eppi persuadere uii p^adre amorosòf tìS
tinmiai agli agi, alle ricchezza ? e tu osa-
sti stringerti ad altro amante ? tu oltrac^-.
giando la mia fede , il costante mio ardo-
re, giungesti àd insultarmi in così tartara
guisa ?. i per te . . ^ misero ... errante ... vì-
vo, in odio à me stesso ... in abbominio
de viventi . i ^
Èar. Ascoltami ....
FaL Fuggimi ... non provocar le mie furie... ^
allontanati da una tigre , che ^olo nel con-
sorzio delle belve può sfogare in parte gP im-
peti furiosi deir avvelenato suo cord. ( fuf^ge j
Mar. Che inlesi! nell'eccessi del delirio ha
fatto comprendere la storia de' suoi casi ...
una Eléonora lo ha tradito e lo sventura-
to è il bérsagtio di un irritato amore. Che
àscolto. ( si sentoria di tonto no alcuni coU
pi di fucile. ì
S G E N A VIL ^
Marcellinà^ e Fespina dal casolare, e detto:
Mar. iTl inganno ^ Bartolommeo ? colpi di
archibugio ?
y ?x. Oimè ! che mai sarà avvenuto ?
\gar. Qualche infelice è ne' lacci degli assas-
^ «ini ^ che infestano queste boscac^lie ...
Maré Ah! rientriamo in casa °
£ar. Voglio anzi àccorrere..
Fes. Volete andare in traccia di qualche
sventura ?
Biar .Vieni, ti dico ... il Cielo saprà soccer-^
i-ere gli sventurati . ( conduce con Fespind
Banolornmco nella casa . )
SCE^
I S C E N A VIIL
! / dontadini armati conducono Eleonora smar^
rito: , che cammina a stento .
Cvro F'ate core, non tfetrrete ..o
Salva siete - respirate 5
Ed ai Ciel grazie rendete y
Se d' insolito coraggi a
Per salvarvi dal periglio
Seppe armarci il suo favor *
( /' adagiano sopra un sasso . )
Èie. Deli ... lasciale , ch^ io riprenda
Gii smarriti sensi miei
A si cruda e ria vicenda
Mi serbava il fato ancol'l
Nel terrihile periglio'
Freddo gel mi scese al core ..y
Densa nube il debil ciglio
Mi covrì di fosco orror !
CoT<f Or sereno sia quel ciglia,
Sia trankjuillo it vostr6 cor ,
Ele^ Se vita respiro
Per voi ^ cari amici ,
Vi renda felici
Quel Nume pietoso ,
Che air uom generoso
Sa render mercè .
àir alma dolente
La calma conceda:
Un ràggio clemente
Baleni per me ?
Saro-' La^ pace sperate y
Timor più non vi é .
Èie.' Mar dov' è il mio domestico ? il fido cotK^-
io
pagno delle mie scla?iire? ai,» 1'
Un Con. Spero anzi, cho sìS*; i- i
vaio I la 1 • ^'^^^^ ^'5^" sai-
jP/e AKI ^"a caccia .
meè. '«■'-'r" ^ questo
mezzo , per salvarmi la ì,ita !
^ <^ E N A IX.
^ocozzidlo tremante , e detti .
me ' Amfor" • ^r'"f ^»Ì«-=* vìva?
""'o ab quanto godo nel rive-
dert, auche salvo dal perigfio \
campo , o fosse no maorto chiacchiarone .
k r /JT? ^''"'n^ <ìa corallina pè me
PI L ^ tremmoIiccJo! ^
Ma io più non ti vidi allora , che i
-adri mi circondarono.
nascere arronchiato '
pi u terrìbile momento ?
guaglioncelio, caritatihus ab ego.
Eie, !V:'a
Eie. Ma intanto qui clie faremo ? troveremo
ospitalità in queste inospiti contrade ?
Coc. E pare a Luje , che niancarranno spi-
tale pè ricevere sta sciorta de malata ?
Con. Abita li il Luoii Bartoiommeo , ricco
colono . Egli è un uomo beneoco, e noa
saprà negarvi la sua assi^enza .
Coc> E quanno è chesto , siateve ccà pè no
poco, ca mo traso k) Uà dinto a perom
pè buje , Pè lengua , e faccia tosta patre«
mo me n' ha dato cchiù de 1' abbesuogao
entra nel casolare .
Con, Signora, volete altro da noi ?
£lc. Vi ricompensi il Cielo della bontà, che
avete per me dimostrata ,
Coc. Abbiamo fatto il nostro dovere .
parte cogli altri contadini »
Fle. Eleonora ! e non ti avvedi , che ti per-
segue la mano del Nume , vindice de' tor*
ti, che tu facesti a Valerio? la tua iacO'-
stanza lo tregge chi sa dove ramingo , ed
ed il tuo tardo pentimento non basta ad
allontanare dal tuo capo i fulmini della
divina giustizia l
SCENA X.
Geremia , e detta ^ indi dal casolare
Bartoiommeo , Marcdlina ,
e Cocozziello .
Ger. iS/ltuie tornava da la fattoria , aggio
yhio da lontano l'amico senza chiftncareU
le.
m
le ^ clie se spassava a fa a capezzate
Ilo pecorone... e Li ^he cornicione sé
trova lo marranchino ! io zitto zitto me ne
«0 sciso pè ix'auta ^iarella : alommanco sto
^ sicuro de non averelo da dereto a le spalle/
Sic. Ed il servo non storna ancora ! oh ! è
li un' ^omaccione : voglio interrogarlo „
Buon'uomo! s
Ger. Chi va là I
£le. Non spaventarti ,
Ger. Che Leo ! oh che Lello quatro de £o-
nascopa ! e da dò è shiirc'aLa sV ortenzi^
mmiezo a V ardiche campanare de^ti vuos-
che ?
Eie. perchè mi guardi con tanta sorpresa ?
Ger. Perchè quanno doppo lo vierno ntruvo-
lato se Tede spunta na Leila jornata de
primmavvera , n' ommo se sente rallegra lo
core . E qual fortunato Leve può spingere
1 passi di questa vaccarella smarrita
Eie, Dimmi prima e.
Ger. Gnernò, m\,avite da dì vuje primma ^
ine chi site, e che ghiate facenno sola so-
iella qual ;ioTella Arminia in queste om*
Lrose piante ?
Eie. Ma che ti cale di ciò?
Ger. Che me cala ? me stanno calanno dinto
a la capo mille desiderj desiderosi , e pò
10 so lo capodiece de sta comarca , e ag-
gio da sapè i vedenti ^ ed i partorienti ^
( Dicimmc accossì . )
Eie. Vado in traccia di un'uomo ...
.^er. E si arrevata ; teccotenne uno , che Là
guanto tutia V ujoaamtà ma5Ci>liiu . ( Or^
vi
chi se credeva trovà sto i„«^eto tt^
Eie. Yovreì da te sapere..
Ger. Si me daje a lo genio.? e che te pare?
cTlT.Ve -*-ouas.^li 1
de mano Ir^ "^^'^^^ ' ^ ^'""o
de mano derma s è fatta na ficosecca .
^ 'e. bei un impertinente !
rer. E non saje, ca chfsto è stato ed è
cejoriunajojcma... io sempe pò la mper-
cX^a:o^^'^'"^^^^^*^l^-^<i-o fn^,
er. Via , leva mo li squase ,
Azzeccate a sto ninno;
Capito aggio lo ntmno ,
, T^- consoli ,
le. l^i_così strano ardire
Esser tu puoi capace ?
fasciami pure in pace ,
. « delirfr.
er. Ha d,tto„,o non m'hai,
le Di «It? ''■^^^ trovanno.?
alt^'» a te parlai,
T. Eaddòp„òSnr''''-,'
Cni.;.^ ^ mascolo
ie yi che porpa morhida !
Uie gu^sca ncornatura !
M ha fatto la natura
ì^e iarte pazzià .
^'^^'^^^ «tt' altro accento,
Che
>4 ^
Che cffendm Ponor mio,
Buffon ! saprò Len' io
L' oltraggio vendicar .
ùer* Ah cana ' le capesco I
Vuò fa la sghezzegnosa ?
Non hi ca già speref^co !
Ca so alluminato già !
€oc. Consolala mo sarraje ,
Avraje licito, e taffiamientc
Ma che d'é ? ce so chiù guaje?
'Pecchè sia] e tanto ahbascosa ?
Che Taje ^atto tu quaccosa?
Gomme a gammaro staje crasso?
Va parlanno ^ o chillo musso
Te lo siente mo ntorzà !
Bar. ^1 . I
Mar.
Eie. 'QxxeW ardito^
Quel villano impertineule
Volea meco amoreggiar ..^
Bar, QY^^ Lriccone!
Coc.
J^ar. Che insolente !
iCoc. • Maro te , si a la patrona
AJe tcci ato no capillo !
Gcr. Vuje che avite? ne? eh' è statò?
Io oca uu poco Lo pazziato:
L'iiggio visto soda soda ,
Co li cantare a la eresia ,
E doje stroppole a la moda
Fè spassarla io devacò .
^^^^aiJuO sentite che ha sclierzato ?
€oc. Mazìco mitle *,»ca ti no!
EU.
( Un ripiego egli La trovato ^
Ad un tratto si cangiò . )
( Ah ! lo viento s' è cagnato ,
Ma sarvato io già me so. )
Siete voi quella signora ,
Che ricovero mi chiede ?
Ve ne renda il Ciel mercede!
Gente affatele , e cassese !
Che voi siete assai cortese
Già quel volto paleso .
Venite , vi attende
Frugale ristoro .
Qui di oro . non splende
I>ovizia squisita,
Ma regna gradita
La pura amistà .
Oh quanto vi è grata ,
Miei cari , quest'alma !
La calma - Lramata ,
Che amor mi ha rapita ,
In parte mi addita
La vostra Lontà .
Ccà robba de zuccaro ,
Rosolio non aje ,
Ma carne de zimmaro ,
Ma vino c' è assaje ^
C'è caso , e cepolla
Da farte sguazzà .
Sia lungi r infausta
Memoria dolente :
Di aflanni dileguisi
Il nembo fremente :
Eccheggi d'intorno
La gioja , il piacer !
B Eh.
Eie, Per poco intorno ^
Sorrida il piacer !
Entrano nella casa di Bartohmmeo , >
SCENA li.
Fespina y Cocozziello ^ infine Geremia.
Vcs, C^uanto mi piace la fisonomia ài quel-
la signora ! olii sa quale avventura
r avrà obbligata ad andar raminga ? la sor-
te però r è stata propizia nel salvarla da-
gli artigli de' ladroni , Ecco il suo dome-
stico . La curiosità , tanto connaturale a
noi altre donne , mi spinge a saper da co*
stui chi sia la sua padrona .
Coc, Se sole dicere , ca doppo Jo male tiem-
po spunta lo sole . Avimma trovata tanta
affecchienzia tra sti pacchiane, che ce coai«j
mogliano de gentilezze.
Ves. Uh ! Bartolommeo ha un core genero-
sissimo ,
Coc, Comm' è la terra è lo covernatore .
Pecchè isso è sguazzone , vuje porzi site
doce , comme a no barattolo de percocala,
Ves, Volete divertirvi con me ?
Coc, Accossì volissevo vuje spas^arve con me ,
comme io dico lo vero ! vuje cossalute le
site nepota?
Ves. Volesse il Cielo ! sono una contadina
addetta al suo servizio .
Coc. Ah! vuje site la s^rva? viat'isso!
Ves. Perchè ?
Coc. Pecchè na vajassa comme a Luje è bo-
na pè resorzetà li criate e li patrune . w
Ger. ( Vorria scanzonià sto tiuono de no tor«'
n^-
nese . Mo ne ramno Volpina co na scu-
sa. ) Vi ca dmto sì loluia . €hdln siVnora
sta sudata , e La da muti la cammisa .
Fes. Vado. ( Maledetto! è venuto in tempo
per interrompere un Lei discorso, che si
era cominciato ! ) ria .
Coc. ( La mutria de rbist' ommo non me
capacela . Me pare patremo speccerato ,
che quanno vedeva na femmena pareva
n atfarantato . ) i"^i<-\».
Ger. E accessi, collega! a che staje pan-
sanno ? ' "
Coc. Penso a le disgrazie meje
Ger. Tiene salute? e chesto abbasta . Li de-
nare mbrogliano la mente , pe Ledè com-
me^s tanno da spartere . Gomme te chiam-
Coc. Cocozziello ?7noglia .
Ger. fiomme , e casata , che te stanno co-
sute a cianimiello !
-Coc. E tu?
Ger. Geremia Vottazzo .
^T,^ '-■^'^^^ ^'-a cosuta a
retopnnto !
Ger. Ma sto vottazzo cca è chino de zucca-
ro , e de mele , e fatto apposta pè servire
1 am:ce. \ uò niente ? f abbesogSa niente?
«^ommanname , e liedarraje ...
Coc. Ca m' aggio d'attaccà all' urdema toarola.
Dimme na cosa: k patrona toja*^è be-
dola , zetella , o maretata ?
Coc. E che te mporta de sapè li fatte suoie?
^er. Poverella ! me dispiace de vederla ac-
cossi addolorata.
^ 2 Coc,
;-i3
Coc, E tu peccliesto lampiaste poco nuanze
pè consolarela ?
Ger. A me? io non song' ommo pé ste cose.
Coc. Già ! ce sputarrisse na pelinia ! ma vi-
de de ritirarte in buon' ordine , ca chella
ri pane pè li diente tuoje .
Gcr, Pecchè ca me vide vestuto da pacchia-
no ? tu saje chi songh' io ? va a Napole >
addimmanna de me , e Lide che te diceno.
Coc. Senza che Lago a Napole , m* so ad-
donato già , ca si no brutto piezzo de
carne.
"Gcr. Eppure si tu me facisse no piacere, io
te farria ncastrà in oro, e me t' appennar-
ria mpietto comme a na spingola a la moda.
Coc. T' aggio pescato : vorrisse , che te met-
tesse na bona parola co la patrona?
Ger. Se vede proprio , ca sì nato mparato ,
e buono !
Coc. Geremi ! sa che te dico ? non ghi sce-
tanno sti cane, ca si no me t' arrampecoi
a la panza , e te spremmo sf etra nzi a
che te faccio asci lo spire to .
Ger. Ora vi ! aggio troiata st' Araba Fenice!
S € E N A XII.
Betti : Dal casolare Bartolommeo , 3IarcellirM^
Eleonora^ e Fespìna infine Coro
di Contadini •
Mar. JSandite , amica , la mestizia per po-
co , e venite a respirare aria sereoa .
£le. Ah ! jion è possibile , mia cara : V af-
fanno , che mi opprime , boix è capace di
^Icun sollievo .
Cer
i>9
Ger. Xì sì c??iir ucocluo non spara canne-
nate a metraglia ! )
Bar. Basta affidarsi alla mano celeste , per
ottenere aita ne^ più difficili rincontri «
Mìar, io non sono così indiscreta , per cono--
scere V oggetto delle vostre pene .
Eie, Sarei ingrata a tanta urbanità , se \o«-
l^ssi celarvelo . La storia delle mie avven-
ture serva anzi di esempio alle incaute don-
zelle .
Coc, ( E subeto se sponta lo corpetto! me
pareva mpossibele , che non V avesse ditto
nzi a mo ! )
El*, Nàcqui a Bordeaux da povera, ma di-
stinta famiglia . Fin da teneri anni priva
de' genitori fui educata dalla germana di
mio padre . Valerio Marsigliese , e di no-
Bil legijaggio , di ino invaghito , e sicuro
delia fede , che a lui giurai , si recò alla
patria , per ottenere dd suo geniiore il
desiato assenso alle nostre nozze . Passà
qualche mese , e nessuna novella di lui
mi giunse . La sua tardanza , il suo lungo
sdenzio diedero campo ad Alberto , altro
giovane, che frecjuentava la casa di mia
zia , a palesarmi la sua fiamma , ed oiTrir-
mi la destra , persuadendomi ad obbliaré
Valerio , perchè volubile , e mancatore .
Ger. E buje ?
Eie, Ed io credula , e leggiera , seppi ce-
dere alle sue insidie , e sollecitata dalla
zia seppi impalmarlo •
G er, ( Quali simiglianti circostanze ? )
Mar. Ma sapeste poi di Valerio ?
B 3 Eh.
3o
Eie . Egli ricomparve un m^^2 dopo le tnii
nozze . L' ÌBieiice era stato, oppresso d|
lungo malore , ma ciò non ostante mi avci
dato continuamente di se novella- .
Mar. Aveva forse Alberto intercette le sue
lettere ?
Eie. Si mia cara : e le mie , e !e sue , ove
egli mi diceva di avere ottenuta dal padre
quanto desiderava .
Bar. E quaono lo vedisteva , io credo , che
ve venetle na goccia serena ?
El^. Persuasa anzi della sua incostanza , giun-^
si^ a scagliarli le mie ingiurie , e per mag-
gior dispetto finsi di essere oìtremodo con-
tenta di mio marito .
3Ia:\ Fu 1 povero Valerio f
El '. Restò sbalordito , e come oppresso dm
tiranna ] volli fljo-^
gire il suo aspetto , e colà lo lasciai prt-
vo di sensi , seguendo Alberto , che rapi-
damente altrove mi condusse , perchè non
fassero scoverfe le sue trame .
Bar. E chillo ciuccio de Valerio non se ne
trovale n' anta , pe rennerte la pariglia ?
Coc, Si fosse stato comme a te , avarria fat-
to accessi .
Egli usci qual forsennato da quelle so^
glie . La morte intanto sciolse ì\ mio le-
game , e tornata dalla zia , seppi V ariifi- '
ciò usato da Alberto per ingannarmi . Chi
può dirvi le mie pene , i rimorsi , che mi
straziavano il core?.. Mi risolvo ad emen-
dar le mie colpe . Le indistinte notizie ,
che ho ricevuto di Valerio, mei fann^^
ere-
credere anco^is cagante , e privo dì seono
I in qualche remota canipàgiia della Francia,
' ed erro in traccia delF infelice , per gittar«
mi a suoi piedi , e mitigar le sue pene col
mio ravvedimento .
Bar. E vi chiamate ?.
£le. Eleonora d' Aubrài .
Bar. Oli Dio! voi siete quella ... cìie...
Elei, Avreste forse sentito parlare di me ?
Bar. Consolatevi: lo Sventurato , eh' è Fog^
getto delle vostre ricerche scorre da for-
sennato queste campagne . In um trasporlo
di delirio egli vi ha poco fa naminata ,
-C/e. Qui Valerio ! oh stelle !
f^es. Guardate che combinazione!
£Ìe. Soii sorpresa^ e sbalordita!
Oh per me fatale istante !
L' alma oppressa , e palpitànte
Già nel sen mancando va !
Bar, Qui Eleonora! e fi a pur vero?
Che risolvere conviene?
Tutto il sangue nelle vene
Come un gel diventa già !
GeVé Ora vi chesta Lionora
I Justo ca c' è capilàta !
Ah! la capo s' è stonala!
Che tropea vedo assomma !
\Éle. Io vacillo !
JSar. Io son stordito !
Ger. Io mpazzesco !
Man lo dubbia resto !
a^col ( Qua? evento inver funesto!
Coro Ondeggiante è la mia mente ^
Ed un palpito frequente
8 4 Mi,
32
Mi sta il core af^ tnentar: ) .
^er. ( Vi che iribruoglio sa^rà chisto ?
Ale confonno io poveriello ,
E ntratanto lo cerviello ,
Me sta ncapo a tozzola ! )
Coro Sta perplesso questo , e quello ,
Io non so clie mai pensar !
£le. Che io il veda... mi ascolti...
Trafigga il mio core ...
Calvìiate il furore
^Ic, iVon sento, non vedo...
V^alerio sol chiedo ,
() estinta daj duolo
AI pie vi cadrò !
£ar. Qoeì fuoco frenate ,
Gii tutto comprendo ^
Voi qui vi restate^
Lo cerco, vei rendo 5-
E poi tornerò .
a 4 col La mente è agitata ,
Coro Confuso qui resto H..
Che scana intricata F
Che imhroglio è mai questo l
Comprender chi può?
Gcr. e ( Ce vu na vurpara , ,
Coc. Che cerea e revota :
Va piglia , va apara ,
Va ntienne na nota !
M brogliato me so . )
( Bartolommeo i>ia , e le donne entranQ
nel casolare . )
Coro Vieni qui un poco , dicci amico,
Quesf imbroglio , quest' intrico
Come passa , come và ?
Gcr.
33
S^r. Vt? lo comvo , ma co patto ,
Che lo ntrico , clie lo fatto
Fra de nuje ha da resta.
Coro . Eleonora ha noaiinato ,
Eleonora chi sarà?
Cret' Ecco il fatto comm' è stato >
Ma silenzio ncaretà !
toro . Oh ! silenzio si farà .
Ger. Chi non Lede dinto , e fora 9
j Ch'Eleonora fu Eleonora?
àoro . Già s' intende , si comprende y
I Ma Eleonora chi sarà ?
Ger* Ce vo spiega ! il fatto è chiaro :
Lo capesce un seggettaro
Eleonora fu Eleonora ...
Coro . Ma vuoi dirci col malanno
Eleonora chi sarà ?
Ger* *Benemio! ca mo ^^e manno ,
Tutte nfrotta a fa squartà !
La chiammaje cò chisto nomme
Lo vavone cò la gnora ,
E pecchesto Eleonora
S'ave sempe da chiammà .
Coro . Maledetto ! la mia testa
Sotto sopra mi hai mandato J
Più stordito, più scempiato
Non di te non vi sarà !
Gcr^ ( Ma so proprie babbasune l
Io mo crepo da la risa !
Chiù mamozie , chiù ca fune
Addò maje se ponn' ascia ? yianù ,
B 5 SCe-
34
SCENA ULf I M A. -
Interno del casolare di BaMolomrneo
^Mr. palmate , vostri palpiti ,
Siete vicina al lido •
Si troverà Valerio ,
ri ^'^^ ritornerà .
■e/e. Ma questo core infido
a, ^ Ei detestar saprà .
Mar. Dall' amicizia imploro
Tregua alle vostre pene f
Allegra star conviene ,
bperar serenità .
me. A' vostri delti io sento
Mar V ; tormento .
^ar. Vespina ! amjci ! avanti :
Venite ; tutti quanti
F acclamo un' allegria •
Vogliamo in compagni*
L amica divertir .
Coc. Sì , sì , patrona mia ,
A cancaro li guaje .
Ger. Si no , secca te faje
E de na quarajesema
Valerio che ne fa ?
Cantate una canzone ,
I» giro poi tallate,
E tu la colezione
f^r. Poi canti Ger^i,^"- ^"^^"^'
' "° Balbino
« , P^^Pi-'o fa senti .
Gora, Rende le alme contente - e Manti
campagna rjdent* ^ e fiorita :
35
Là di Bacco gli umo?Mpumanti
FaiiiiQ i con -^di gioja esaltar .
" Colle niafe là Amore c'invita
Liete danze cosi ad intrecciar.ia//a/iO
€^r» N,a femmena , eli è grassa ,
Consola , e te nijianiaiora :
E' bona si e bajassa,
E' meglio si è signora:
JUdL tonna lavannara
Lo. core te addecrea ,
Quanno se cecolèa
Pè se vroccolià .
Auli ! bella crapettara ,
Idea de V abbonnanza !
Pe te renette Nfranza
Li piecore a guarda I
€òro> . Evviva r abbondanza ,
Che rallegrar ci fa !
JTes.. Pronta è la colezione, tornando.
Mar. Andiam. Fa/. Lasciami! Bar* Vieni..*
Eie. QuaVvccelCoro E' lui \ Ge. Co. Lo pazzo!
T^aL^ Dove mi traggi? di dentro. Oh diol
Mar. Tes. Coraggio 1 G.,er. Coc% Fatte core !
jElc. Valerio] oh Dio ! Valeri o!a/i^i^/^^. incón.
T^aL, Pia vero 1 oh Ciel ! chi vedo !
Eie.. Perdon da te sol chiedo ...
tf^al. Fuggo ... Eie. Lo speri invano ...
JB ar. Mar. tes. Coro. Fuggirci non potrai
Fai. Parto. V ^4 a te mi ascondo ...
Eie. Pietà del mio tormento !
Val. Morto è Valerio al mondo ...
Tu li hai strappato il cor ! fugge.
Tutti col Còro Qua! ira insana ! è un barbaro!
Non ha pietà nel cor !
Fin^ dd primo atto .
36
ATTO II.
SCENA PRIMA.
Campagna A
Cocozziellù y Marcellino, e Vtspina ^
indi Coro di contadini .
Mar.
erchè tanto timore?
spingendo Cocozzicllo , che cammina sue
malgrado •
y^es. Tanta paura a che ?
« 2. Bisogna farsi core...
Coc. Ca è chillo , che non c'è •
Lo pazzo , me s' è ditto ,
Ca mena comme a cane ,
E io fra chelle mmane
Nncappà non Loglio affé .
Mar. Che mal ti fa una botta?
f^es. Che mal può &rti un pugno ?
« a. Se tanto sei marmotta,
Non metterti all'impegno ;
Sei di servire indegno
Colei , che fida in te l j
Coc* Vi comme a la tagliola
Afforza me votiate 1
Vi comme ve spassate
Figliò , justo co mme !
^e^. Uguale alla figura
Mar. Meschmo la natura
Coraggio in ver ti diè!
€oc. Venite vuje guappone ,
Ca
3?
Ca si c' è lo coltone •
Spartimmo tutte tre .
Coro di dentro i
Il matto ! il matto !
Ajemmè ?
f^^s, OimèJ
Coro frettoloso .
Di grosso bastone
11 matto si è armato 5
II capo a un montone
Sul monte ha scliiacciato ,
E fiero (jual demone
Or viene di là ,
Coc* Vi addò la mmalora
M' ha fatto ncappà !
Marcellina , e Fespìna ^
Il misero ognora
Mi desta pietà !
Coc. Fuimmo !
Coro • Ma presto
Coc. Scappammo da Uà !
Ah l ghiacovo , jacovo
Le gamme me fanno !
E già ntartaglianno
La lengua me stài
Marcellina^ Fe spina ^ e Coro.
Cammina y sollecita ...
Mi sembri di sasso!
Andiamo , salviamoci .
Fuggiamo di <juà !
SCE-
S G E N A II.
Paicnojurwsp.f indi Elcofiora
f<... X uggite ... lasciatemi o miei nemit
fpietati I l'ispeliate le mie angosce , o tre
luate dcgl' impeti, di un disperato • perfid
i:i;a licajma ! .tu incaleuarmi I tu con froa
te serena decretar ìa mia morie ! ah ! ec
c !a ! ancora mi persegue ! apriti o terra '
€d apprestami un' asdo nelle tue profondi
voragmi . resta concentrato .
£lc. ( Eccolo ! io r ho raggiunto ... infelice
m quale stalo lo ha ridotto la mia bar-
Larie ! )
F'aL Sì , sì . padre ^>o ! . . . vuoi tu .
eh 10 fgtoda uella tuaiomba ? ti ubbidirò.. ,
Eie. ( Non ho coraggio di avvicjn^-lo ! )
f^al. (^)uale oscurità! cfual densa notte mi
covre lì ciglio! tutto è ^es«rto ... ogni
sentiero mi, pi-esenia un periglio ... aJi I
eh. pietoso mi tragge da questi orrori?
chr può guidarmi al nwo soliiaa-io speco?
Eie. Io , se io vuol. . prjesentandosili con timore,
Pai. Come... clii?... tu?.., e chi sei?
.tic ( N_on mi ravvisa ! y una. infelice ...
Vi ■ ■ terra più infelice di me !
•c/t'. ( i^ii fulmina quel guardo! )
f^'aLcrio la, prende per mano .
Vuoi tu guidarmi... dicesti'?... ahsì
guidami pm-e..,. io son cieco mi rese
tote ia crudeltà di una donna ...
Ele._ ( Ah ! è un prodigio, se il dolor non
mi uccide! )
f^aL Ma la tua man si scuote,
Ed
Ed m mezzo alk mia sembra , che tremi ?
'le. ( Rimorsi del mio cor , non ini tradite ! )
^l. Tu singhiozzi ? tu palpiti ? lì aSanni ?
Senti dùnque pietà del mio dolore ?
Uc. -Non sol pietà, ma straxiarni: 'l '^o'^e^.^
^aL Deh se cortese sei , se de' ii^ìeì m li
Cura li prefidi , il tuo sòcrcorso imploro
Ue, Parla ... tutto farò (F alma ho iraiaijbri ! )
'"^al. Eleonora ricerca
r/e* ( Oh Dio ! che amLascia I )
'^aL Dille in qual stato io vivo ,
Narrale il mio martir ^ I' atroce duolo ...
Tutto a lei svela il mio crudel tormento
j'/e. ( Ah non ret;ge il mio cori morir mi seuto 1 )
In lammentaile ... oh Dio!
Il suo perduto amante ,
lo là vedrei tremaiue^
Pallida diventar .
VaU ÀI tuo non ha F inildà
Eguale il cor nel sano ..^
Per lei da un rio veleno
Mi sento lacerar !
FZe. * Péntita è in tal momento * . *
Val. "E' vano il pentimento ...
Rimorso sente al core ...
VaL E' tardo il suo dolore ...
Eie. Ma tarda non è mai
Nel cor la tua pietà .
VaL No r odio mio gian mai
Per lei sì estinguerà .
2 Un palpito , un tormento
Neir anima mi sento ...
Statò del mio più harharo
Dove si può trovar?
Eie. PercJono»..
VaL A chi perdono? ,
Eie, A chi al tuo piè già versa
Pianto , che ugual non ha !
VaL Alma cosi perversa
iVoìi merita pietà .
Eie. Piendi al suo cor la pace !
Frena la crudeltà
f^al^ Pera quel cor fallace,
Nido d^ infedeltà !
Ma torna in me la luce...
Qual vista fatale !
( (juasi m^^i^isandola. y
Ah vanne ! f invola !
Cagion del mio male!
Oggetto di orror !
Xle. Pietà del mio stato...
Perdono ti chiedo ...
Di un core straziato
Compiangi il dolor !
( Fai. fugge. Eie. parte disperata. ì
SCENA IH. ^ ^
Eartolommeo ^ Marcellina , e Vincislao .
Vin. (guanto ti son tenuto , o cortese pa-
store , se la tua urbanità mi ih palese, che
qui geme lo sventurato amico, che io cer^
co dapertutto .
Bar. W interessano tanto le sue ì^ciagure , che
darei il mio sangue , per richiàmarlo dalla
smarrita ragione .
Mar. E' da sperarsi , che la vicinanza dellVa-
manLe già ravveduta possa a poco a poco
r estituirlo alla calma ,
4^
j^m. Ah I è qui ancKe Eleonora ?
Mar. Vagando in traccia di lui , il caso Y ha
qui condotta .
Fin. E la sorte propizia ha fatto anche ia
questo lido ancorare il mio vascello, per prov--
vedersi di acqua . Ho profittato finora di
ogni occasione di scendere a terra , quando
a\'' però non me V abbia vietato il dovere, per
prender notizie delV amico . Il suo genitore
è inconsolabile per la perdita di un figlio
si caro , e V amicizia , che mi stringe a Va-
lerlo fin da teneri anni , si è resa vieppiù
premurosa a rintracciarlo , sperando cosi
di r(istituire la calma alla sua dolente fa-
miglia .
Mar. La vostra presenza può influire moltis«
simo a questo scopo •
Vin. Ove ora si aggira lo sventurato?
Mar. E chi può indicarlo con sicurezza?
JBar. Abbiate la compiacenza di riposarvi per
poco nella mia casa . Scorrerò io la foresta,
ov' egli suole fermarsi , e verrò ad avvei^-
tirvene . pia .
Vin. Come vi piace .
Mar. Venite : il vostro arrivo mi è di lieto
I presagio , ed il core mi annunzia un felice
, sviluppo ad affare così male inoltrato, {i^iano.)
I SCENA IV.
Cocozziello , e Geremia , che porta un pa-
niere coi^crto , indi Valerio .
Ger. Jè ! jetta n' nocchio attuorno , e h\ si
c' è nisciuno . » .
4*
'^"^■^ l^^^fi
g ^ ^. ^«Je , ne a quatto pievle . !
memti' '"-"''^ ' Cam
menalo assaje , e Ledeuno , ca pe h" sua'
je de lo pazzo tutte se so sperze , e nis^ciu-
pLL'X ' ' -"'^Sg-o affuffato stc
piczzo de parrnescano, sto mie.o presulto,;
cca tutte duje fa na colazione da s;g„ore J
Zi oLLrecato de ia vita , ca
la .amma me senleva abbaglià la visfaJ
Aon saccio a che te V ag.io Ja rmnete
Ger. h mo te tratto senza nteresse . A cheU
io che ha fatto Lionora , non me la pi-
giiarrm manco se me volesse dà tant' oro
quanto pesa .
C.C Poverella! simmo de carne fraceta , e
aijbesogna compiaUila . Va vedimmo de dà
moto a le mascelle.
Ger. AsTeftammonce cci nterra , spannimm»
sta tovaglia, e dàmmonce da fare. Me di-
spiace,-ca staje ncommeto.
Coc. t addò vuò trovà no coscino de penne
cchm morLeto de chisto? ( seg^^ono a irra, ]^
e distendono a tomgUolo , Geremia '*^
caccia la fiasca, il forniagqio , ed il iìf
pane. ) ^
Coc. Ah ! me consola scìiJtto V addore !
f^al. Che fate là ghiottoni ? ( presentandosi
a l unprofiso innanzi ad essi . )
Coc. ( (ha Lona ce venga ! )
Gcr. ( E' Lenuto lo giovane de Io trattore
pe larse paga prima che magaammo . )
4S
[al. Questo cibo è mio »
7oc. E uscia se sen a .
per. Aiize ve lassammo siilo , pè non darve
■ soggezione .
Non sono cosi indiscreto : vi voglio an-
j zi miei commensali . Mi seggo tra voi , e
mangeremo insieme ►
Joc, ( Ajemniè ! avrimmo pè priaio piatto na
zuppa de schiaffane i )
tVì\ ( E pe soprattavok no canisto de pera,
e cotogna! )
'"'al. Divido ugualmente questo formaggio :
questo a voi , e questo a me . Placidamente.
?cr. ( Che pazzo Lene educato 1 )
7o(r. ( La cosa nzi a nio non ba male . )
^a/. Mangiate pure,
rjr. Come vollte . Nt^l cominciare a mangia-^
re j Valerio loro trattiene il braccio , e co-
sì in seguito .
'^al. Una volta io pranzava con lei: mi sta-
va vicino come voi .... io la guardava ap-
passionato , ed essa ....
E essa magnava?
^aA No ....
!7oc. E si non magnava essa.l «
rcr. Magnammo nuje
Io era inebbriato nei mirarla
rcr. Essa frattanto menava ncamia ?
'^a/. No .../perchè allora la rendea satoILt
r am-ore ....
7oc. ( E fusse acciso tu^ che ce aje mmi-
tato! )
^al. Io stringea cosi le sue mani con tenje-
ixere^za c Stringendo le loro mani *
Ger-
44
Ger. Ah ! ca me spiezze le ddeta !
Coc. Chiano , ca ce terigo no politicelo!
irai Mi quelle mani istcsse furono poi k
delizia di nu' altro amante ! .... Oh mani
detestabd. ! le batte con noknza al suolo,
fcrer. ( Mannaggia chi t'ha allattato! )
Coc. ( Puozze cionca mente campe ! )
Val. Ditemi , l' avete voi conosciuta ì
G-er. A me ! manco pe suonno .
Coc. JVon saccio che colore tene.
Val . Ah ! ribaldi ! voi mentite
Coc. Gnorsi la conoscette . . . .
Val. E dove?
Coc. A Wapole .... faceva la scuffiala dinto
a il giiantare ...
Val. E tu?
Gsr. Ncoppa Miraddosa .... era la guardiana
de ia specula .
Val. Ah! vive dunque?
Ger. Uh! sta tonna comra' a na palla..,,
Coc. Le può dì Lona sciorta .
Val. A me dunque rendetela ....
Gir. Chi mo?
Val. Colei .... presto datela in mio potere....
Coc. Mo vaco, e ve la porto .... alzandosi
con Geremia .
Ger. Me metto le sceìle a li piede , e ve la
strascuio ....
Val. Fermatevi .... voi m'ingannate .... essa
e morta .... e voi l'avete uccisa ....
Ger. 1 estimonia vosta !
Val. Ma non scamperete dalla mia vendetta...
questo masso saprà schiacciarvi al suolo
alza una grossa pietra.
Ger ■
45
\-Gor. E Li clie recottella de massa s^ha può-*
sto mano !
Coc. Misericordia ! mentre FaL si scaglia
contra Ger, , Coc, fugge.
Gci\ Compoissione l
FaL Non ti ascolto! ....
Gcr. Aggente! ajuto! ca cliisto m'ammasona!
SCENA V.
Bartolommeo , e detti .
Gcr. Priesto , curre , arriva Uoco ,
air arrido di Bar. FaL si arresta , e li
cade il sasso di mano .
Ca la preta me sta ncapo ...
É Gomme a n uosso de percuoco
Me la Yole scamazzà 1
FaL In voragine di foco
L' alma mia Lrugiando sta !
Bar. Quel furor , queir ira arresta !
Così attenti all' altrui, vita?
La ragione , die hai shiarrita ,
Mai ritorno in te farà ?■
FaL Inimico di me stesso ,
Avrò dunque il cor di gelo?
i Quale orror i dove mi celo
r A si enorme crudeltà?
Bar. ( Sta perplesso , e irrisoliito ,
Quasi immolliile egli resta... o
|| Dopo torbida tempesta
Il seren ritornerà . )
Q cr, ( La tropea tonna è passata ,
J)e già r aria s'è scili arat^ ,
46
Sano , e sarvo io gfà me ^eco^
E me pare de sonnà ! )
Bar. Non sentirai consiglio ?
f^al. AcerLa è ]a mia piaga.
Bar. Non vedi il tuo periglio?
f'^al. 1 mìei nemici acerrimi
Soltanto io vedo qua .
Gcr. E sì ca le cresommoìa
So ammaturate già !
Bar. ( Oh m'a pèrduta speme!
Oh misera Eleonora!
Il male sempre peggiora ,
Ne speme più vi sta. )
Fa/. Chi al mio voler si oppone
Paventi il mio furore :
I)< 1 fuhnine peggiore
Tremendo a voi sarà .
Gcr. Ajemmè , ca Io cerviello
Viaggia pe la posta ...
A para ! piglia ! scosta ì
E chi lo pò afferra ?
( Picmo per parti diverse , \
S C E N A Vi.
Llconora, Marcelli na , Fincislao ,
e Fe spina .
Mar. C^ui dunque poco fa lo vedeste ?
/./e. Ed in quale deplorabile situazione!
res. Ne vi riconoLlie?
Eie, No sulle prime , ma in ua Larlume di
remmìscenza parve , eh' egli mi ravvisasse,
f^m, tA allora non vi riusci di calmare le
sue furie?
Eh. Anzi iavolonUrla T accretLi . Si strap-
pò
4?
pò dalle mìe braccia , e mi spari dallo
sguardo come un baleno «
Mar. Non yì sarà dunque speranza di resti-
tuirlo alla ragione ? i • •
Fin. Chi sa se il soa^e balsamo dell amici-
zia giiuiga a curare V esacerbale ferite di
amore ? \oglio ad ogni costo vederlo »
Mar. Ma BartoloiBoieo non ritorna !
f^in. E la mia impazienza non mi ba per-
messo di attenderlo in casa .
Eie. Ah signore ! tergete \oi le sue lagri-
me : se ij mio aspetto ridesta in lui la ri-
membranza del mio tradimento , anelerò
altrove a piangere quel destino , di cui fu
fabbro il mio trascorso medesimo .
Fin. Ecco il vostro consorte.
§ ■ C E N A VIE
Bartolummco , e detti .
Bar. Signore , sono qui pccanzi opportuna-
mente giunto ad arrestare i furiosi impeti
di Valerio , diretti contra un mio servo .
Egli è fuggito , ed io da lungi ho segmto
i suoi passi • Si è inoltrato nel vicino spe-
co , ove dopo pochi istanti scn penetrato ,
per favellarli , ed ho veduto , che si em
immerso in un profondo sonno , figlio Clel-
ia sua spossatezza ,
Fin. ^cn si perda dunque tempo. Viecci^c-
Umi voi nella taverna. Io vado rapioa-
mente a far calare dal vascello alcune per-^
£ore , the potranKO giovare ad un mio di-
segno , e vi raggiungerò .
Mar. -Ma se si desta prima del vostro arrivo/^
48 _ !
V in. Proccurate di trattenerlo : lo verro pr
stissimo ... indicatemi precisamente il luogo
Bar. Vedete là quel vicin colle , che guar<
il mare, e propriamente dirimpetto al v
stro vascello ? V antro li resta al piede ,
Fin. Ho capito . via ^velocemente .
£ar. Vespina , va tu a custodir la casa ,
manda alla grotta Geremia ... !
-È /e. Unito al mio domestico . Potranno se
virci in qualche occorrenza ...
Mar. Andiamo , e lasciamo del resto la cui
al cielo . filano . \
Fes. SemLra , che io sia condannata a
vedere queUo , che sempre desidero ! sa
rei volentieri andata con essi , per esser
spettatrice di ciò , che sarà per succedere
Ah ! è molto infelice la condizione di cn
è i^ata a servire . pia .
SCENA Vili,
^^pelonga , che si dirama in altre cave intei^nc
Vedesi dal suo ingresso il mare di prospett
Valerio è gettato sopra un sasso a dormire
S' inoltrano a passo lento , e con riguard
Eleonora , Marcellina , e Bartolommeoj ind
Geremia e Cocozziello , injine Fincislao
F
Bar. Jujccolo ! e dorme ancora .
Mar. Pare , che riposi tranquillo .
Eie. Ah ! r infelice non torni alle sue pene,
quando riaprirà gli occhi alla luce ! j
a 3 Bella pace ! in lui discendi , I
Or che chiude al sonno il ciglio :
Denso vel di obblio distendi
Su gli affs^nni del suo cor!
Gcr.
1*
NePcKefa?
Vengono con riguardo Geremia , e
Cocozziello . )
Dorme !
Addavero ?
Non lo vedi , animaloHe ?
Vi ca fegne lo briccone ,
Mg se sose , e ve dà ncUolio...
Coc. Io lo ditto de Catone
Me lo saccio arricordà.
Eie. State cheti ... non parlate
Bar. Guai a voi , se lo destate !..
Ger. Ac^ua nimocca ! a Cocoz.
Coc. Siatte z^itto l
Ger. Ma sì luosto i
Coc. Ma sì fitto !
a 3 Incile lo vedo , che se move ^
Quanta miglia voglio fa ì
Eie, Mar. Bar.
O tacete, o andate alfapov€ .
Questa è troppa crudeltà!
Vin. Cari amici I
Eie. Lo vediete ?
Vin. Profittiam del suo riposo.
\ Fa air ingresso della grotta^ e dà
gli ordini alla banda , che ha fatta
scendere dal ^as£ello , e che resta na-
scosta .
Presto ! a voi
^. . . Che fer volete?
Fin. Ritiriamoci di là...
Di soave melodia
Un' armonico concento
Suol talvolta oprar portento
C Ii^
firn
In un cor , et e Amor .piagò ì
Eie. Mar. Mar.
Ah ! lo renda jfy.mov tranquillo ,
Se finor lo tormentò l ^
Ger. ( Chisto è pazzo cchiù de cMlo ...
Coc.^^ Va vedimpio che fa mo.
( Si ritirano in un lato della gratta.
Segue preludio di strumenti da sfiato ,
eh" esprime una soa^^e melodia ,
Indi un Cora .
Del grave error pentito ,
Ritorna a te fedele
Quel cor , che ti ha tradito ^
Che fu spergiuro un di.
Valerio a poco a poco si desta .
Val. Che ascolto!
Vin. . ( Egli è già desto ! ) ^
Val. Oh quale incanto è questo !
Eh* Mar. Bar.
,0h qual momento è questo !
a^omme Jarrà a feni ?
Coro. Se il perdonar le offese
Di nohil ^Ima è vanto ,
Corri alla bella accanto ,
Lieto sarai cosi .
VaL Quale illusion felice !..
Sogno !., son desto !., ah sì ...
Come sperar mi Hce^
Se un empia mi tradì? .
( Resta assorto ne' suoi pensieri . ) '
Vin. Partite ! ora eh" è in calma
( Dando V ordine alla banda .
A lui vi presentate . a Bar.
Ger. Alò jate . ^^^^
^l^^ Mio caro ? a Bar.
^^^r. Andate...
rJBar. Vado ... restate qui .
( Bart. si ai^anzay e lo scuote . >
Valerio! ^ ^
tu ! cKe^ Lraixii ?
JBar. La tiia felicità .
Accogli le lagrime
IDi lei che ti adora . . .
Ti è fida Eleonora ...
( ral. si alza impetuosamenté ìormndo
a' suoi trasporti . )
P^aL Che ? fida i ah spergiura !
Deh vanne ^ mi lascia
Lo sdegno , r àmhascid
L^ affanno in me riede !
( Gli altri accorrono , e lo circondono . )
tle. Pietosa mercede
Imploro da te !
^/ar.JB^r. Pietosa mercede
^in. a 3. Implora da te...,
'^er.Coc. Ca é cotta se vede,
Ca more pè tte l
Crudeli ! volete
Vedei-mi morire ?
Si .... paghi sarete ....
Venite con me
prende per mano Ger. f e Coc. e ^uqU
trascinarli seco .
rcr. Va chiano!
Mmalora!
le. Bar. Ti arrestai
Si mora
er. Ajutol
^ ^' Coc.
Coc. Tenitelo!
Vindslao^ e Bar. liberano Gef. e é'oe»
dalle mani dì FaL , il quale coglia
un niomento , e rapidamente ascende
un alto scoglio.
£ìe. Valerio r deb fermati f
FaL Quelle onde.... sì estinguamo ,
L' immenso mio ardor !
si slancia in mare .
eie. Mar. Oh misero 1
Fin.. Ah ! salvisi l
Ear. Andiamo.,..
Coc. Sarv^mmolo!
a 4* Momento diorror? i>iano frettolosi.
Ger. Che aje fatto! ad Eleonora.
Eie.. Qual fulminei
Minaccia il vigor l
Sf^iene sulle braccia di Geremia^
SCENA IX.
Interno del casolare di Bartolomme<> »
Fespina , indi Geremia , che appoggia
Eleonora ^ infine MarcelUna^^
e Cocozziella.
Ves, El ninno ritorna per informarmi de!-
r avvenuto ? ch^ sia succeduto qualche di-
sastro ? non vorrei , che T arrivo di questa
signora polesse frastornarci la pace . La
soverchia bontà del mio padrone T espone
talvolta a qualche pericolos o cimento . Ma
^\\ vedol Eleonora quasi trascinata da Ge-
remia ?
Gcn
%
Cer. Vespina! Vespi! ajuU ccà na mauo, est
chesta m'ave rutto no vraccio...,
t^es. Sedete (juì j signora , e ristoratevi .
la fa sedere .
Eie, Lasciatemi sola colle mie pene .... co'
miei laceranti rimorsi .... allontanatevi da
un' oggetto , elle desta in tutti raccapriccio,
ed abLorrimento !
T'^es, Cosa è stato 7
Ger. E die Lo essere ? lo pazzo s' é ghietta^
to a mare .
Fes. Oli sventurata!
Ger. Vi che ciuccio? T ha fatto justo mo che
fa friddo , pe piglia na pontura !
£le. Ed io non fui capace di seguirlo ? ed
10 vivo ancora
Ger. Che ce aje da fa? na' pezza arza? chi-
sto noti sarrà lo primmo ncappato , eh' é
muorto friddo , e ghielato pè causa toja .
£le. Non insultare il mio dolore!
'^s. Quanto sei imprudente !
Coe. Aìlegiezza! allegrezza!'
A'Iaì . Oh giuhilo ! oh consolazione !
Ger. CVè stato? quacche pesce ìia vomme-
cato lo pazzo ?
JEle. Amica, perchè tanta gioja?
Mar. Ah! non credo a me stessa! quel gio^
tane Capitano ha fatto ìuttare a mare al-
cuni marinari , che fortunatamente han
trat^ VIVO dalle onde il vostra Valerio .
£le. E fia possibile?
Ger. Ma si manco I0 mare vó ave che fa co
11 pazze t
Coc.lsso è revenuto , e pare, che lo papà-^
nello 1 ha fatto iene . Mar,
54
Mar. La scorsa, clie la snar macclimaì Iia m-v
ccvuta , li ha giovato moltissiiiio . Egli nott
seiabra più frenetico <, li Capitano» lo ha
fatto trasportai'e nel vascello, ove è anche
mio marito •
i7e. Ah si vada da lai
Cc?c. Aspettate ^ che se rassetta, ho poco *
Sfar. È questa la premuia del suo amico
Egli, profitttando della sua serenità , lo vm^-
le prima disporre a sincerarsi sul vostro
conto f e ad accogliervi fra le sue Lraccia»,
Mk, Ah tanto non si ritardi così desiato mo-
mento L
Cbc. Jammo nuje iicopp"' a» lo vasciello .e»»
vuje venite fra n' auto pocsO
Mar^ Amica , siate giuliva : i vostri afìannì^
già sono al loro termnie. ^ia^
Coc. ( -Guèrvide de darle no poco de nlrat-
tieno . ) piano et Gcr, e ^ia •
£lh. Ah Geremia 1 perchè m^i si vieta ài
'vederlo per ora ?
Cer, E non V aje ntiso picchè ? ta pè chillo
si ancora- perniciosa
£le> Ah dunque è salvo il Vaìq bene ? posso
sperare di stringerlo amico f ra le mie Lraccias^'
Il car nel sen mi giubila l
Frenar non possa i moti !
Seconda^ tu i miei voti !
Non tanta crudeltà . ,
Ger» Aspe non tanta furia
Non ghi accossi de prfessa^ !
Mq pure m galcs^a ^
^Che icapolat» \&t
JElt. Si corra àuì mtcx Èetìé' ,*.
Ger, Lìotiora mia, mantiene
Eie. Mi crucia la dimora...
Ger. Aspetta , e che bonora ?
Ele^ IVcxn vedi come io peno £
Ger, CirACO minute almeno .
Eie. Parto - da le ni imol# .*o
Sola saprò l)en' ia^
Cercare T idei mios-
Chieder da lui pietà .
Cer. Clie aspiette rmn se sape ?
Va , curre , pries^to^ atbia . . •
Ca truoye pe la via-
Clìi i accompagnarrà.
( ^lano. y
S CENA ULTII^I A,
lì teàtro presenta la suj^rfieie stipCTÌoi-« ài
tin vascello .
P^alerio con altro abito è seduto^ e circonda'^
to da Kincislao , Bartolommeo , Marcelli-^
na , Vespina , Cocozzietlo 5 e marinari *
Indi Ekonorà e Geremia .
Coro dè marinari ^
illegro Valerio !
^uel ciglio^ ^«rcna:
In gioja la^ pena
Si Cimgia per te.
? festa , e allegria
asiici farànno^^!
11 fato firàSii3%^
56
P^r te più non é' .
Fai. AL ! dunque a me fedele .
Bar. Fin, Ritorna il caro oggetto .
FaL Stringerlo a questo petto .
Potrò ?
S^^r. Si , lo potrai . . ,
F^es. Più non pensate a guai
Coc. Alò ! paturnia fora !
Jltori e Valerio • ed Eleonora
Coro Saran felici ognor .
FaL. Ah eli' io pavento , e ancora
Palpita incerto il cor !
C Eleorifìra si presenta ^ y
f^le.- A^on pavenf^r , mio Bene ,/
Aprimi le tue traccia... .
Ger-" Tel vi che Leila caccia
Mo torna al caccia tor !
FaL, Mio ten i sei tu ?.
Mi abbraccia !
^i^ori L' al>Braccia !
f'aL Ma mi oLhliasti . . .
--Ettori Eh! scaccia
Ogni pensier . .c
^(c. ' Costante
Mi avrai ., pentita io sono
Degna del tuo perdono ,
Cara , mi renderò .
FaL Ah vieni a^ questo seno ! ^
Che più bramar non so !
Attori Oh cott}e in un baleno
c Coro Tutto per' te cangiò !
Fin, Si fortunato- istante
Si celebri e festeggi !
jy intorno il grido echeggia
57
* Di gioja, e di piacer!,
( Vtn. dà ordine alla banda^ perchè csc^
gua un lieto concerto . )
Coro. Sian lodi ad Amore , ^
Che dopo gli affanni
^ Di un fido amatore
Corona la fè !
Eie, Soavi piaceri l
FaL^^ Nel petto vi sento!
Più dolce contento
Di questo non v' è !
Ger. e Ka nenna fa alV ommo
Coc, Vota le cervella,
Ma senza de chella
Piacere non c' è .
Attori, Slan lodi ad Amore ,
Che dopo gli affanni
Di un ndo amatore
Corona la fè !
Fine del mlo-^iramma .